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Voucher Innovation Manager | Ultime novità e prospettive

Voucher Manager per l'innovazione

Tra le misure previste dalla Legge di Bilancio 2019, in vigore dal 1 gennaio, c'è il voucher per l'Innovation Manager, un contributo per agevolare l'inserimento (temporaneo) nelle PMI italiane dei cosiddetti Manager per l'Innovazione, vale a dire manager qualificati il cui scopo sia favorire i processi di innovazione e trasformazione digitale.

Il voucher per l'Innovation Manager è disciplinato dall'articolo 1, comma 228 della Legge di Bilancio 2019, pubblicata in GU Serie Generale n.302 del 31-12-2018 - Suppl. Ordinario n. 62.

Seppur il testo dell'articolo non faccia espressamente riferimento al termine "innovation manager" ma parli di "manager qualificati", possiamo ritenere che queste figure saranno identificate con quella dell'Innovation Manager: la Relazione Tecnica del Disegno di Legge di Bilancio, a tal proposito, fa infatti esplicito riferimento ai "manager per l'innovazione" (ne parliamo più avanti).

Allo stato attuale, tuttavia, non esiste una chiara definizione normativa della figura dell' Innovation Manager.

Inoltre, lo scorso 8 dicembre, il Ministro Di Maio, in una lettera indirizzata agli imprenditori italiani e affidata alle pagine de Il Sole 24 Ore, identifica questi manager qualificati come "Digital Transformation Manager".

Vediamo insieme cosa prevede, a questo punto, l'incentivo.

Che cos'è il voucher per l'Innovation Manager?

Il voucher per l'Innovation Manager è un contributo a fondo perduto, sotto forma di voucher, a favore delle PMI italiane per avvalersi di prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di innovazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0, e quelli di ammodernamento gestionale e organizzativo dell’impresa.

Dunque, uno strumento utile ad introdurre nelle imprese competenze esterne manageriali in materia di innovazione.

A tal proposito, anche nella Relazione del Garante per le Micro-PMI trasmessa al Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato indicato, tra le raccomandazioni, di promuovere strumenti a sostegno delle innovazioni nelle micro e piccole imprese sotto forma di [...] voucher volti a introdurre in azienda competenze manageriali di elevata specializzazione nei processi produttivi 4.0.

Ma torniamo alla Legge di Bilancio.

Il Voucher per il cosiddetto "Innovation Manager" viene, dunque, introdotto con l'articolo 1, comma 228, della Legge 30 dicembre 2018, n. 145 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021".

L'attuale formulazione dell'articolo 1, comma 228 è frutto della modifica introdotta con l'emendamento 19.125, approvato in Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati lo scorso 4 dicembre, al fine di definire i criteri di riparto del "Voucher Manager" in senso più favorevole alle micro e piccole imprese.

Quindi, a quanto ammonta il voucher Innovation Manager?

Il valore del voucher è:

  • per le micro e piccole imprese, pari al 50% dei costi sostenuti ed entro il limite massimo di 40mila euro
  • per le medie imprese, pari al 30% dei costi sostenuti ed entro il limite massimo di 25mila euro
  • per le reti di imprese, pari al 50% dei costi sostenuti ed entro un limite massimo complessivo di 80mila euro.

Nel testo originario del Disegno di Legge di Bilancio (art. 19, comma 21) si prevedeva invece - a favore delle PMI, senza una differenziazione, a tal proposito, tra micro, piccole e medie imprese - un contributo non superiore a 40 mila euro e comunque non superiore al 50% dei costi sostenuti a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello del 31 dicembre 2018 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020.

Nel testo originario del Disegno di Legge di Bilancio (art. 19, comma 21) si prevedeva invece, a favore delle reti di imprese, un contributo, tramite voucher, di importo non superiore a 80.000 euro (non vi era il limite del 50% dei costi sostenuti).

Riportiamo di seguito il testo completo dell'articolo 1, comma 228 della Legge di Bilancio 2019:

Per i due periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2018, alle micro e piccole imprese, come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, è attribuito un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per l’acquisto di prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0 e di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.

Il contributo è riconosciuto in relazione a ciascun periodo d’imposta in misura pari al 50 per cento dei costi sostenuti ed entro il limite massimo di 40.000 euro. Alle medie imprese, come definite dalla citata raccomandazione 2003/361/CE, il contributo di cui al primo periodo è riconosciuto in relazione a ciascun periodo d’imposta in misura pari al 30 per cento dei costi sostenuti ed entro il limite massimo di 25.000 euro. In caso di adesione a un contratto di rete ai sensi dell’articolo 3, commi 4-ter e seguenti, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, avente nel programma comune lo sviluppo di processi innovativi in materia di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0 e di organizzazione, pianificazione e gestione delle attività, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali, il contributo è riconosciuto alla rete in misura pari al 50 per cento dei costi sostenuti ed entro il limite massimo complessivo di 80.000 euro.

I contributi di cui al presente comma sono subordinati alla sottoscrizione di un contratto di servizio di consulenza tra le imprese o le reti beneficiarie e le società di consulenza o i manager qualificati iscritti in un elenco istituito con apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Con lo stesso decreto sono stabiliti i requisiti necessari per l’iscrizione nell’elenco delle società di consulenza e dei manager qualificati, nonché i criteri, le modalità e gli adempimenti formali per l’erogazione dei contributi e per l’eventuale riserva di una quota delle risorse da destinare prioritariamente alle micro e piccole imprese e alle reti d’impresa.

Chi è il manager per l'innovazione e quali saranno i suoi requisiti?

Il voucher per l'Innovation Manager fa riferimento alla figura di un manager qualificato, iscritto in un apposito elenco istituito dal MiSE.

Un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico definirà i requisiti che tali consulenti dovranno possedere per l'iscrizione nell'elenco.

Per capire meglio che cosa sarà richiesto al cosiddetto Innovation Manager, soffermiamoci sulla Relazione Tecnica del Disegno di Legge di Bilancio 2019. In questo documento, a proposito del "Voucher Manager", leggiamo che la misura è volta a favorire l'inserimento nelle PMI dei cd. manager per l’innovazione, vale a dire professionisti che devono assicurare la gestione delle attività di un’impresa inerenti ai processi di innovazione del business, in termini di processi organizzativi, prodotti/servizi e pensiero manageriale, stimolando la ricerca di soluzioni legate alla digital transformation e favorendo culturalmente l’introduzione e il consolidamento di idee innovative in azienda per lo sviluppo di un vantaggio competitivo sul mercato con la conseguente crescita del business.

In particolare, la misura introduce un contributo a fondo perduto sotto forma di voucher per l’acquisizione di competenze professionali di supporto alle imprese che intendono investire in innovazione e tecnologie digitali. L’agevolazione è corrisposta alle piccole e medie imprese, nonché alle reti di imprese che hanno assunto risorse manageriali per favorire processi di digitalizzazione e riorganizzazione aziendale e sviluppare competenze - sul piano tecnico e manageriale – in grado di consentire la gestione dei profili di complessità organizzativa e produttiva che impone la trasformazione tecnologica.

Poiché senza una strategia per l’innovazione non può esserci innovazione, i manager che saranno chiamati a sostenere i processi di ammodernamento gestionale e organizzativo dell'impresa dovrebbero avere, a nostro avviso, anche competenze sui sistemi di gestione, in particolare sulla ISO 9001:2015 per la Qualità, e sui nuovi sistemi di gestione dell'innovazione.

Evidenziamo come la ISO 9001:2015 - Sistemi di gestione per la Qualità, che ha introdotto il pensiero basato sul rischio, possa essere utilizzata come base per portare innovazione nella propria strategia aziendale. A tal proposito, la recente pubblicazione di Assolombarda "ISO 9001@Impresa 4.0 - Due leve al servizio della competitività", sul rapporto esistente tra la ISO 9001 e Impresa 4.0, illustra come le novità introdotte dalla norma dei sistemi di gestione per la Qualità possano diventare una marcia in più per la quarta rivoluzione industriale.

Per ciò che riguarda, invece, la Gestione dell'innovazione, ISO sta sviluppando la nuova serie di norme ISO 56000 sull'Innovation Management, tra cui lo standard ISO/FDIS 56002.

La ISO/FDIS 56002 - Innovation management -- Innovation management system -- Guidance è una norma internazionale che fornisce una guida per lo sviluppo, l'attuazione, il mantenimento e il miglioramento continuo di un sistema di gestione dell'innovazione. Il 27 febbraio 2019 la norma ha raggiunto la fase di bozza finale (FDIS).

La nuova serie ISO 56000 fornisce un approccio sistemico alla gestione dell'innovazione. La ISO 56002, in particolare, vuole essere una guida su strategia, processo, cultura e questioni chiave su cui porre attenzione mentre si sviluppa la Gestione dell'innovazione e dà un indirizzo su come avviare l'innovazione.

Riteniamo che la valutazione del livello di innovazione potrebbe rappresentare un rischio poiché, se non gestita correttamente facendo riferimento a norme e standard riconosciuti a livello internazionale, potrebbe creare delle discrepanze. Infatti, l’innovazione può variare quanto a campo di applicazione, tempi di realizzazione, impatto organizzativo e societario.

Considerazioni finali

Il voucher per l'innovation manager potrà favorire l'introduzione di competenze esterne manageriali per accompagnare l'azienda nel processo di innovazione tecnologica e trasformazione digitale (digital transformation).

Una figura importante per le PMI quella dell'Innovation Manager. In particolare se consideriamo che la principale forma di impresa in Italia è quella a controllo familiare, con una diffusione pari ad oltre l’85% del totale della aziende ed un peso in termini di occupazione pari a circa il 70% - in base alle stime di AIdAF, l'Associazione Italiana delle Aziende Familiari - e che, per l'azienda familiare, l'introduzione di manager esterni può portare competenze e contributi significativi dal punto di vista dei risultati economici.

Rispetto alle maggiori economie europee, le imprese familiari italiane si differenziano proprio per un minor ricorso a manager esterni.

Per approfondire questo aspetto, possiamo riferirci anche alla ricerca “Obiettivo Crescita. Cosa possono fare le imprese e lo Stato per tornare a far crescere l’Italia” realizzata nell’ambito delle attività di Ambrosetti Club, che analizza il ritardo della crescita che il Paese ha attraversato, e sta attraversando, attraverso la lente della produttività.

In particolare, la produttività è stata scomposta nelle sue componenti principali: produttività del lavoro, produttività del capitale ed “energia del sistema” (nota, in letteratura, come produttività multifattoriale). Si è potuto osservare come la principale spiegazione della crescita lenta dell'Italia sia da attribuire ad un’energia del sistema notevolmente inferiore a quella di altri paesi competitor.

L’energia del sistema misura il contributo alla crescita derivante da: pratiche manageriali, digitalizzazione, regolamentazione e ambiente economico in termini di spillover positivi. Questa componente è stata individuata come la principale causa di ritardo rispetto alle imprese dei principali paesi europei.

Energia del sistema (produttività multifattoriale): componente residuale della crescita non dovuta a variazioni di efficacia di lavoro e capitale, ma dovuta a pratiche manageriali, digitalizzazione, regolamentazione e ambiente economico in termini di spillover positivi.

— Obiettivo Crescita. Cosa possono fare le imprese e lo Stato per tornare a far crescere l’Italia, The European Ambrosetti Club

Energie del sistema per le imprese
Le energie del sistema legate alle imprese. Fonte: elaborazione The European House - Ambrosetti, 2018

Per quanto riguarda le imprese, sono state individuate 4 aree di intervento: energie manageriali; energie digitali; energie dei talenti; energie delle dimensioni. Dunque, le "energie manageriali" rappresentano una delle aree che, se opportunamente stimolate, potrebbero rilanciare l'energia del sistema e quindi la produttività e la crescita del paese.

A proposito di energie manageriali, dalla ricerca emerge che, nel 66,4% delle imprese familiari italiane, l'intero management è composto da membri della famiglia e ciò va ad influenzare la qualità del management.

Il Management nelle imprese familiari
Analisi del management nelle imprese familiari (% del totale), 2014. Fonte: elaborazione The European House – Ambrosetti su dati EFIGE e Chicago Booth, 2018.

Il fatto che le imprese italiane risultino meno managerializzate delle controparti europee è causa di peggiori performance dal punto di vista della produttività.

D'altro canto, le imprese italiane hanno iniziato a comprendere l'importanza di sforzi che vadano nella direzione di un migliore e maggiore controllo manageriale, in particolar modo quando si tratta di imprese familiari.

Secondo i dati del 2017 dell’Osservatorio AUB, il processo di apertura delle imprese familiari a manager esterni comincia a interessare anche le imprese più piccole. Negli ultimi due anni (rispetto al 2017), su 253 casi di successione in un'impresa familiare italiana con un fatturato compreso tra i 20 e i 50 mln di euro, in 59 casi (il 23,3%) si e' passati da un leader familiare a un leader non familiare. L'apertura ai non familiari risulta, infatti, correlata ad aspetti positivi come la crescita dimensionale e la capacità di esportare.

Nell'edizione 2017 del sondaggio annuale "Il barometro delle imprese familiari europee", risultato della collaborazione tra European Family Businesses (EFB) e KPMG, emerge un aumento della tendenza delle imprese familiari a ricorrere a personale esterno alla famiglia per ricoprire ruoli che richiedono competenze qualificate. Il 77% dei partecipanti riconosce il livello di competenza e i vantaggi che i dirigenti esterni potrebbero portare all'impresa familiare.

Dall'ultima edizione del sondaggio (2018), a cui hanno partecipato oltre 1500 imprese familiari di tutta Europa, risulta che l'83% delle imprese sta valutando la possibilità di assumere un CEO esterno alla famiglia.

Con l’espandersi dell’attività e la digitalizzazione, le imprese familiari devono ricercare le competenze necessarie anche al di fuori della famiglia, in particolare per quanto riguarda le figure altamente specializzate in ambiti come l’innovazione digitale.

Emerge, dunque, l'importanza di una figura come quella dell'Innovation manager, considerando anche che le imprese familiari hanno naturalmente capacità di visione di lungo periodo e tendono ad investire di più in innovazione rispetto alle altre, in vista del ritorno di valore nei decenni successivi. Al contrario, le imprese non-familiari sono spesso ostacolate dalla necessità di giustificare l’assunzione di rischi che non danno garanzia di risultati nel breve periodo.

L'edizione 2018 del sondaggio KPMG conferma, a tal proposito, l'importanza che le imprese familiari danno all'innovazione per favorire la crescita dell'azienda. L'innovazione rappresenta una priorità per tali imprese, che si stanno sempre più concentrando su questi temi. Le imprese devono evolvere e adeguarsi alle nuove condizioni del mercato e competere con nuovi modelli di business.

Per il 24% (37% nel 2017) dei partecipanti al sondaggio investire in innovazione è tra le principali priorità. L’83% dichiara di avere piani strategici che prevedono investimenti in innovazione e tecnologia. In questo contesto, l’innovazione di prodotto avrà un ruolo fondamentale: il 23% dei partecipanti dichiara di avere in programma investimenti nella diversificazione dei prodotti e servizi.

Concludendo, l'innovazione tecnologica non è efficace se manca innovazione nei modelli di gestione. Certamente il ricorso a Innovation Manager esterni potrà portare competenze e contributi significativi sotto il profilo della produttività e sostenibilità aziendale.

La strada della managerializzazione va perseguita per la crescita e il futuro delle imprese, tenendo presente che l'approccio più efficace è quello che porta avanti un'opera di formazione sul tema dell'organizzazione aziendale, diffusa a tutti i livelli.

Il manager dell'innovazione dovrà favorire un ecosistema in cui ciascuno sia l'elemento fondante per l'innovazione.

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